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Archive for maggio, 2013

Bullismo & Violenza

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PAGINA IN ALLESTIMENTO

Stereotipi, Pregiudizi e Discriminazione

Stereotipo: dal greco STEREO (rigido) e TIPO (impronta), modello ricorrente e convenzionale di comportamento o discorso; opinione precostituita, acquisita non sulla base di un’esperienza diretta.
Generalmente gli stereotipi permettono di dotarsi di una guida di comportamento in mancanza di esperienza diretta, secondo una modalità di “economizzazione” del pensiero.

Quando uno stereotipo si cristallizza fissamente, favorisce il sorgere e il mantenimento di pregiudizi. Si può parlare di stereotipo sociale quando tale visione viene condivisa da un gruppo. In questo caso gli stereotipi (su caratteri nazionali, religiosi, sociali, razziali, di orientamento sessuale o di genere) possono generare comportamenti discriminanti.

Pregiudizio: dal latino prae (prima) iudicium (giudizio), preconcetto, giudizio formulato a priori dall’esperienza diretta, percezione generalizzata, semplificata e distorta di un aspetto della realtà.

Discriminazione: divisione, separazione; tendenza ad applicare condizioni diverse, solitamente peggiori, nei confronti di una o più persone per il semplice fatto che appartengono ad un determinato gruppo sociale.
Può essere relativa a razza, religione, origine geografica, origine culturale, orientamento sessuale (vero o presunto), età, genere, corporatura fisica, condizione economica, status socio-relazionale, aspetto estetico, fede politica, disabilità fisica o mentale, ecc…
Il confronto e l’esperienza diretta possono demolire lo stereotipo e contrastare, pertanto, la formazione del pregiudizio e il comportamento discriminante che ne consegue.

 

Identità Sessuale e Amorosa

L’identità sessuale ed amorosa è una delle numerose componenti dell’identità della persona.
E’ composta da quattro componenti, indipendenti tra loro, ma con una reciproca influenza, come si può vedere dall’immagine qui sotto sono Identità di Genere, Ruolo o Espressione di Genere, Sesso Psicologico e Sesso Biologico:

 

Sesso Biologico (cromosomico, genitale, ormonale)

È contenuto nel nostro corpo. È l’appartenenza biologica al sesso maschile, femminile o intersessuale quando ci sono elementi di entrambi i sessi.

È determinata dai nostri cromosomi sessuali, dai nostri organi genitali, dai nostri ormoni.

Sesso Psicologico o Identità di Genere

È l’identificazione primaria della persona come maschio o femmina, ovvero il riconoscimento di ogni persona come appartenente al genere maschile o femminile. In altre parole è il genere che sento nel mio corpo.

Ruolo ed Espressione di Genere

È l’insieme delle aspettative culturalmente attribuite ai comportamenti e ai ruoli propri del genere maschile e femminile, ovvero tradizionalmente appropriati per l’uomo e per la donna nell’immaginario collettivo. Varia nel tempo e nello spazio, a seconda del contesto culturale.

Orientamento Affettivo - Amoroso - Sessuale

È l’attrazione psichica, affettiva ed erotica verso persone del sesso opposto (eterosessualità), dello stesso sesso

(omosessualità) o del sesso maschile e femminile (bisessualità) o di ogni persona indipendentemente dal loro sesso biologico o psicologico (pansessualità). In altre parole definisce l’oggetto del mio desiderio.

Transfobia e Genderismo

 

TRANSFOBIA E GENDERISMO: La discriminazione nei confronti delle persone transgender (e quelle viste come trasgressive rispetto ai ruoli di genere) è diffuso in questa società. Sia che veniamo sempre chiamati al maschile quando siamo donne (o al femminile quando siamo maschi); sia che ci sia costantemente negato il diritto alla casa, all’impiego, alle cure mediche o alla protezione legale; sia che siamo costantemente incapaci di camminare per strada senza essere insultati o assaliti, la transfobia affligge tutti gli aspetti della vita.

Transfobia è il termine usato per descrivere il pregiudizio e la discriminazione diretta alle persone che si discostano dalle rigide aspettative di genere della nostra società. Sebbene il termine sia relativamente nuovo, l’oppressione che descrive non lo è.

Segnalazioni di transfobia abbondavano negli anni 60 quando gli uomini si lasciavano crescere i capelli e sono ora comunemente subite dalle lesbiche che adottano un aspetto “camionista”.

La transfobia è: una reazione di paura, disgusto e atteggiamento discriminatorio nei confronti delle persone la cui identità di genere o presentazione di genere (o genere percepito o identità di genere) non corrisponde, nel modo socialmente accettato, con il sesso assegnato alla nascita.

Le persone transgender, intersessuate, lesbiche, gay e bisessuali sono gli obbiettivi tipici della transfobia.

Non dovrebbe esserci alcun dubbio sul fatto che il genere sessuale gioca un ruolo cruciale nel modo in cui questa società comprende se stessa. Accendi la tv, leggi una rivista, vai a vedere un film e, anche se null’ altro fosse chiaro nella trama, non avrai comunque alcuna difficoltà nel distinguere i ragazzi dalle ragazze. “Maschio o femmina?” è una delle prime domande che si fanno dopo una nascita a pari merito solamente con le domande sulla salute del bambino. In questo periodo risulterebbe inconcepibile per la maggior parte dei genitori, ostetriche, dottori rispondere alla domanda sul sesso con “Non lo so, aspettiamo fino a che il bambino non sia abbastanza grande da decidere lui stesso”.

Viviamo in una società che è molto consapevole e che investe sul genere sessuale. La determinazione del genere (consapevole o inconsapevole) è una delle prime cose che facciamo quando vediamo un’altra persona. Persino girando per le strade, automaticamente incorporiamo una consapevolezza del genere degli sconosciuti che incontriamo. Generalmente, il genere è il primo pezzo di informazione che riceviamo riguardo qualcuno che incontriamo, o che sentiamo descrivere. Racimoliamo quell’informazione dal nome della persona, dai segnali fisici, dai vestiti (ed accessori), dal profumo o colonia, dal manierismo, dalla voce e da una moltitudine di altri indicatori che percepiamo automaticamente.

Quando vi è qualche ambiguità nei segnali di genere, o quando crediamo di avere sbagliato sul genere di una persona, la nostra risposta è raramente “ah ehm “. Le risposte tipiche variano dal silenzio imbarazzato all’attacco violento. Queste risposte possono essere viste come una derivazione del genderismo. Questo termine si riferisce ad un sistema di credenze (e la discriminazione che ne deriva) sul genere. Il fondamento del genderismo si basa su due pilastri: che esistono solo due generi e che l’identità di genere è basata sulla biologia.

Il Genderismo è la credenza che ci sono e ci devono essere solo due generi sessuali e che il genere di ognuno, o la maggior parte dei suoi aspetti, è inevitabilmente legato al sesso biologico

Il Genderismo è paragonabile all’eterosessismo.

 

 

Il Genderismo è la credenza che ci sono e ci devono essere solo due generi sessuali e che il genere di ognuno, o la maggior parte dei suoi aspetti, è inevitabilmente legato al sesso biologico

Proprio come l’eterosessismo è una visione del mondo che comprende come naturale solo l’eterosessualità, il genderismo è una visione del mondo che riconosce come naturali solo due generi distinti e quelli che credono diversamente sono considerati anormali.

Similarmente, il genderismo insiste sul fatto che l’identità di genere di chiunque deve necessariamente corrispondere al suo apparente sesso biologico.

Queste credenze sono promosse sia dagli individui, sia dalle istituzioni. Quando ci sono eccezioni a queste regole (e ce ne sono molte), vi è spesso disagio e confusione negli altri. L’insistenza sul fatto che le persone transgender accettino la loro costituzione biologica come più reale della loro stessa identità di genere, si riflette nel rifiuto di usare il pronome di genere appropriato (anche quando corretto): e in frasi quali, “Sei una donna convincente, non avrei mai detto che non lo fossi”. In aggiunta all’ovvia istituzionalizzata credenza riguardo la devianza delle persone transgender (ad es., la identità transgender come un disordine psichiatrico), la deumanizzazione delle persone transgender è evidente nella libertà che alcune persone sentono di avere nel fare domande a proposito dei genitali delle persone transgender (cosa sembrano e se “funzionano” nel modo in cui si suppone).

Credenze base del Genderismo:

* la biologia è un destino: un maschio biologico deve essere un uomo; una femmina biologica deve essere una donna

* le persone transgender sono confuse, se non malate di mente

* le persone transessuali sono impostori

* gli intersessuati sono “sgorbi” della natura, piuttosto che variazioni naturali

* una donna transgender è in realtà un uomo gay che non riesce ad acccettare il suo stesso desiderio sessuale

 

Discriminazione Sistematica data dal Genderismo:

- programmi che accettano solo quelle persone la cui presentazione di genere si accorda con il loro sesso biologico (programmi di disintossicazione, gruppi di supporto, Centri di rifugio da violenze sessuali)

- requisiti rigidi per ottenere una identificazione legale che corrisponda all’identità di genere

- mancanza di protezione specifica per le persone transgender nelle dichiarazioni dei diritti umani e nelle politiche antidiscriminatorie

- programmi per l’identità di genere che rifiutano adesioni sulla base di:

- povertà

- età (troppo vecchio, troppo giovane)

- storia di malattie psichiatriche

- essere gay, lesbica, bisessuale

- fedina penale non pulita

- storia medica di cancro

- sieropositività

- opinione del medico che la persona non “passi” come un membro del suo genere

- impiego nell’industria del sesso

- disinteresse nell’assumere aspetti tradizionalmente maschili o femminili

La discriminazione sistematica si riferisce a situazioni in cui ad un intero gruppo di persone, sulla base di una caratteristica condivisa, sono negate le stesse opportunita, diritti e protezioni rispetto al resto della società. Il fatto che, per gay e lesbiche, rimanga illegale il matrimonio è un esempio di discriminazione sistematica o istituzionalizzata; similmente, alla maggior parte delle persone transgender, è negato il diritto di sposarsi. Le persone transgender subiscono una discriminazione sistematica diffusa che può essere intenzionale o meno.

La discriminazione non-intenzionale contro le persone transgender è un fatto comune. Molta gente e molte strutture neppure considerano l’esistenza delle persone transgender, dei loro bisogni o esperienze. La discriminazione è non-intenzionale perché non esiste un intento di determinare un ingiustizia: c’è semplicemente una mancanza di riconoscimento della loro esistenza. In ogni caso, la discriminazione è definita dai suoi effetti, non dalle intenzioni. Una discriminazione non-intenzionale può essere altrettanto dolorosa e distruttiva di una che sia intenzionale. Quando rifugi di protezione furono inizialmente istituiti per i sopravvissuti alle violenze domestiche, essi furono pensati per le donne. Nessuna considerazione fu data al fatto che il gruppo che noi conosciamo come “donne” è diverso in biologia e presentazione. Non vi era alcuna intenzione di discriminazione contro le donne transgender, ma chiaramente quello è stato l’effetto.

La discriminazione intenzionale si riferisce ad una discriminazione consapevole che è giustificata dalla credenza che le persone transgender non appartengano ad alcun genere e non meritino un trattamento equanime. La discriminazione intenzionale può assumere la forma del porre insormontabili ostacoli nel percorso delle persone; per esempio, richiedendo che l’intervento di SRS sia completato per poter avere diritto ai servizi. Questo fatto esclude la maggioranza delle donne transgender che non possono (o non vogliono) sottoporsi all’intevento. Come Mirha-Soleil Ross (1995) ebbe a dire, “questa linea di condotta è politicamente problematica quando sappiamo che le donne-TS che hanno più bisogno di servizi di protezione, sono quelle che – probabilmente – ben difficilmente godono dei privilegi richiesti per sottoporsi a SRS” (p. 10). L’intenzione è quella di escludere tutte fuorché una minoranza di donne transgender (che, di fatto, già godono dei diritti legali a utilizzare i servizi).

La discriminazione personale si riferisce a comportamenti transfobici innescati su una una base di rapporto “uno a uno”. La discriminazione personale crea ed allo stesso tempo è un prodotto di una discriminazione sistematica e può essere siaintenzionale sia non-intenzionale.

Maggiori info sulla TRASFOBIA: http://www.azionetrans.it/transfobia.html

 

Famiglia

ACCETTAZIONE IN FAMIGLIA

Agedo – Genitori di Persone Omosessuali

AGEDO è l’associazione nazionale di genitori di omosessuali che aiuta gli altri genitori a riscoprirsi ed a vivere serenamente l’identità dei propri figli e delle proprie figlie!

Trailer del film: DUE VOLTE GENITORI creato da AGEDO  (Associazione Genitori di Omosessuali)

VOGLIO CREARE UNA FAMIGLIA

Famiglie LGBTQIQuando si è omosessuali si può comunque avere figli: in Italia ci sono 100.000 Famiglie Arcobaleno! Guarda il video per maggiori informazioni!

MATRIMONIO E UNIONI CIVILI

Il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso e la differenziazione degli istituti familiari con istituti per le unioni civili sono tra gli obiettivi di lungo corso di Arcigay.

Il matrimonio gay, in particolare, è tra gli obbiettivi prioritari nella sua battaglia di piena cittadinanza di gay, lesbiche e transessuali dell’associazione, dal Congresso dell’associazione del febbraio 2010.

I diritti-doveri delle coppie di persone dello stesso sesso e la diversificazione degli istituti familiari nella legislazione italiana, e non semplicemente di individui che convivono, sono un obiettivo irrinuciabile per il pieno riconoscimento civile e sociale dell’affettività gay.

Migliaia di gay italiani che costituiscono nuclei familiari (anche con figli) e oggi non hanno la possiblità di regolamentare il proprio rapporto ed incorrono, quotidianamente, in esclusioni e difficolà.

Alle famiglie gay è precluso cioè che per le famiglie eterosessuali che contraggono matrimonio è diritto o dovere acquisito e cioè: il riconoscimento pubblico della dignità dell’affettività, assenza di regime patrimoniale di coppia concordato, eredità, previdenza sociale e reversibilità della pensione, tutele e garanzie per il òpartner debole in caso di separazione, peromesso di soggiorno per il partner extracomunitario, parità con le altre coppie nelle graduatorie occupazionali e nei concorsi pubblici, diritti sul lavoro come congedi lacorativi, costituzione di imprese familiari, assistenza ospedaliera e penitenziaria; decisioni relative alla salute in caso di incapacità, successione nel contratto d’affitto e diritto di permanenza dell’abitazione comune nel caso di morte del partner contraente, sconti famiglia e così via.

La disparità, che molti Paesi hanno appianato con leggi e regolamenti anche molto diversi, lascia gay, lesbiche e transesuali italiani in un limbo legislativo privo di tutele e diritti.

Arcigay, oltre ad aver sostenuto con energia le proposte di legge sui Pacs e sul matrimonio gay e organizzato partecipate manifestazioni di supporto, ha aderito con convinzione alla battaglia giuridica del Comitato “Sì lo voglio” che ha portato la Corte Costituzionale ad esprimersi favorevolmente al matrimonio gay e ad invitare il Parlamento a legiferare sulla questione.

Arcigay chiede da tempo il riconoscimento del matrimonio egualitario, oggetto della campagna TempoScaduto.com e di una precisa proposta di legge da parte di Rete Lenford.

 

Lavoro

Report finale di Io sono io lavoro

Autore: Raffaele Lelleri (a cura di)

Editore: Arcigay, 2011.

Info: Rapporto finale del progetto Io sono io lavoro. Contiene i dati quali-quantitadivi della ricerca nazionale svolta da Arcigay, in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, sulla discriminazione sul lavoro di omosessuali, bisessuali e transessuali. E’ la prima ricerca specifica sull’argomento mai condotta in Italia.

I dati offerti scattano una fotografia nitida su di un fenomeno allarmante e invisibile e aiutano a tracciare ipotesi su possibili strategie di prevenzione. Tra le prime azioni utili suggerite quella dell’informazione sul luogo di lavoro: gay, lesbiche e trans si trovano sempre senza appigli e soli di fronte alla discriminazione sul lavoro.

Dove trovarlo: Il file, in formato PDF, è disponibile qui.

Video:

E se fossi un Bullo o una Bulla?

Scarica i Manuali per Studenti, Personale Scolastico e il Report Ufficiale:

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Tutte le pubblicazioni sono disponibili clicccando QUI

Pensavi di fare scherzi innocenti o usavi l’aggressività per metterti in luce nel tuo gruppo di amici? A volte si può diventare bulli senza rendersene conto.
E se sei tu che assumi un atteggiamento da bullo, cosa puoi fare per stare meglio e per evitare di metterti nei guai? Puoi imparare a controllare la rabbia e ad esprimere le tue opinioni in modo fermo, ma non offensivo.

L’aggressività è un sentimento umano che fa parte di ognuno di noi, ciò che ci rende forti è la nostra capacità di indirizzarla in modo costruttivo. Prova ad esprimere la tua personalità in modi alternativi, sarai rispettato e compreso da tutti i tuoi amici.

Cosa puoi fare

Prova ad esprimerti in altri modi

• Se qualcuno ti innervosisce o ti fa arrabbiare per ciò che fa, cerca di spiegarglielo e cercate assieme una soluzione; se invece ti innervosisce o ti fa arrabbiare per ciò che é, non puoi pretendere che cambi: se non riesci a gestire la tua rabbia, evitalo o ignoralo.

• Prova a pensare cosa potresti fare in alternativa: invece di minacciare, aggredire, criticare, umiliare, zittire, svalutare, canzonare, urlare, insultare, ecc… prova a dire chiaramente come la pensi e cosa desideri, prova ad esprimere la tua opinione senza offendere o mancare di rispetto agli altri.
• Cerca di immaginare altri modi per renderti simpatico/a e popolare a scuola: il vero leader è rispettato, non temuto.
• Prova ad investire sugli aspetti positivi del tuo carattere e sulle cose che sai fare bene.
• Se ti rendi conto di aver assunto un comportamento da bullo, prova a parlarne con una figura adulta di riferimento, qualcuno in cui hai fiducia e che ti possa aiutare ad agire in maniera diversa.

Gestisci la tua aggressività

• Un modo alternativo e produttivo per scaricare l’aggressività è impegnarsi in attività fisiche e/o sportive, ad esempio le arti marziali.
• Invece di sfogare subito la tua rabbia, conta fino a 10.

Prova a metterti nei panni degli altri

• Sforzati di metterti nei panni del bersaglio: come ti sentiresti al suo posto?
• Sforzati di trovare qualcosa in comune con le persone verso cui si indirizza la tua aggressività.
• Spesso ciò che ci infastidisce negli altri è qualcosa che è anche in noi: prova quindi a ragionare sui reali motivi alla base del tuo disagio e cerca soluzioni diverse per risolverlo.

 

 

Cosa può fare chi Vede

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Se hai assistito ad episodi di bullismo, non girarti dall’altra parte.

Forse hai il timore che potrebbe succedere qualcosa del genere anche a te o semplicemente non ti va di impicciarti dei fatti altrui. Ma la tua indifferenza potrebbe peggiorare la situazione: non sottovalutare l’accaduto e non aspettare a riferirlo.

La parola d’ordine è empatia, cioè la capacità di comprendere cosa provano gli altri, l’attitudine
ad essere disponibile ad ascoltare, capire e sostenere chi ci sta intorno. La scuola è il
posto dove passi quasi metà della tua giornata, hai il diritto di pretendere che sia un
posto accogliente per tutte e tutti i tuoi compagni di scuola. Il bullismo riguarda
anche te, fai la differenza!

Proteggi chi subisce il bullismo
• Se sei a conoscenza che qualcuno subisce prepotenze, cerca di tenerlo/a d’occhio e non lasciare che resti da solo/a. Coinvolgi altri amici e compagni di scuola: spesso non c’è bisogno di intervenire, un gruppo può essere di aiuto anche solo con la presenza, per esempio, creando diversivi.
• Sforzati di integrarlo/a il più possibile nel gruppo, anche se non ti è simpatico/a: solidarietà e amicizia sono due cose diverse.
• Fai capire al bersaglio che può contare su di te, dimostrati capace di ascoltarlo/a e sostenerlo/a: se qualcuno si apre con te ti dà prova di grande fiducia.

Contieni il bullo
• Non ridere a battute o scherzi che possono ferire qualcuno, anzi dichiara ad alta voce che le prepotenze non sono accettabili.
• Sii duro/a verso il comportamento, ma non verso la persona.
• Non escludere il bullo dal gruppo, fallo/la sentire parte della compagnia quando non si comporta in maniera aggressiva verso gli altri.

Aiuta a chiedere aiuto
• Cerca di convincere chi subisce violenza a rivolgersi a una figura di riferimento adulta.
• Racconta ad un adulto di fiducia quello che hai visto e sentito, senza avere paura di fare la spia o delle ripercussioni.
• Proponi ai tuoi insegnanti di dedicare tempo per affrontare il problema in classe, attraverso discussioni, approfondimenti, lavori di gruppo….
• Proponi alla dirigenza scolastica l’istituzione di uno sportello di ascolto, di un indirizzo e-mail/helpline, opportunamente pubblicizzati, per creare lo sportello puoi chiedere aiuto al circolo Arcigay della tua città.