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Archive for maggio, 2013

Cosa può fare il Bersaglio

Se sei bersaglio di atti di violenza, derisione, insulto o emarginazione, non rassegnarti all’idea che tanto è così e non si può fare niente per cambiare le cose.

Non è colpa tua…ricordati che non sei tu ad essere in torto, ma le persone che ti offendono, feriscono la tua sensibilità o ti fanno del male fisico. Vivere in un ambiente scolastico sano e accogliente è un tuo diritto: la Scuola ed il suo personale hanno il dovere di garantire la tua sicurezza ed il tuo benessere.

Ti senti l’unico/a al mondo a dover subire violenze e offese? Non è così. Tante studentesse e tanti studenti sono nella tua stessa situazione. Se senti che non puoi farcela con le tue forze, impara a chiedere aiuto. Guardati intorno per cercare compagni e compagne disponibili ad ascoltarti, insegnanti e altre figure adulte di riferimento che possono intervenire là dove tu non puoi o non riesci a fare nulla.

Nessuno si merita offese o violenza!

 

COSA PUOI FARE:

• Mettiti al riparo e cerca aiuto

• Cerca di restare solo/a il meno possibile, soprattutto in situazioni che sfuggono al controllo degli adulti (intervallo, spogliatoio, bagni…).

• Quando ti senti in pericolo, cerca di attirare l’attenzione delle persone intorno.

• Prova a raccontare quello che ti succede agli amici senza vergognarti di chiedere il loro aiuto.

• Cerca di raccontare a genitori o insegnanti di fiducia quello che ti capita: non si tratta di fare la spia.

IMPARA COME REAGIRE:

• Sforzati di non reagire all’aggressione fisica con la violenza: potresti peggiorare la situazione, farti male, o essere incolpato ingiustamente.

• Se vogliono rubarti o romperti qualche oggetto personale, non rischiare di farti male per proteggerlo: le cose si possono ricomprare, l’incolumità della tua persona è più importante.

• Se ricevi messaggi minatori o offensivi, conservali come prove.

• Concediti occasioni per sfogare la tua frustrazione: hai il diritto di sentire rabbia, trattenere le emozioni non fa bene, un bel pianto liberatorio al momento giusto potrebbe farti sentire meglio.

ABBI RISPETTO E FIDUCIA IN TE!

• Rifletti sul fatto che l’essere trattato male da alcuni non significa che tu lo meriti: il tuo valore non dipende dal comportamento degli altri nei tuoi confronti.

• Prova a concentrarti sul fatto che essere aggressivi non è un segnale di forza, ma piuttosto un modo per coprire le proprie debolezze.

• Sforzati di relativizzare la tua situazione: per quanto possa sembrarti senza via di uscita, non durerà per sempre, coinvolge solo alcune persone, si verifica solo a scuola…

• Non cercare di nascondere gli aspetti della tua personalità che vengono utilizzati come pretesto da chi ti aggredisce. Sii orgoglioso di quello che sei!

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Scarica i Manuali per Studenti, Personale Scolastico e il Report Ufficiale:

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Cosa può fare il Personale Scolastico

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Come prevenire gli episodi di bullismo?

Educare
Il bullismo è una dinamica che coinvolge una o più persone che si sentono forti e prevaricano una persona (raramente due o più persone) che viene percepita come più debole. La disparità di “potere” percepita è alla base del fenomeno, che poi viene “spiegato” dai bulli con una “proiezione della colpa” sulla vittima: è perché è nera, è ebreo, è gay, è grassa ecc.

Cosa può fare il personale scolastico?
Un primo strumento di prevenzione del bullismo è sicuramente l’educazione che deve mirare a due obiettivi convergenti:
• informare gli studenti e le studentesse sul fenomeno del bullismo e sui suoi effetti;
• decostruire i pregiudizi e gli stereotipi che vengono utilizzati per “giustificarlo”.

È quindi importante che in momenti dedicati ma soprattutto nelle vostre ore di lezione troviate il modo di parlare di razzismo, di antisemitismo, di sessismo, di islamofobia, di omofobia e di diversità in generale.
Rispetto allo specifico del bullismo omofobico, fondamentale è sviluppare conoscenza e consapevolezza. Esaminare i propri comportamenti e opinioni circa la sessualità e considerare le proprie contraddizioni.

Esaminate il linguaggio che usate quotidianamente: partite dal presupposto che in tutte le classi ci sono studenti non eterosessuali e considerate se il linguaggio che usate quotidianamente riflette questa situazione.

Ricordate che circa 1 studente su 15 non è eterosessuale; è molto probabile quindi che in ogni classe ci sia almeno uno studente o una studentessa lgbt. Usate le parole “lesbica”, “gay”, “bisessuale” e “transgender” come parte del vocabolario quotidiano. Usate un linguaggio che ammetta possibilità lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender): per esempio “partner” invece di “ragazza/o”.

Se si definisce l’omosessualità chiedete che venga definita anche l’eterosessualità in modo da non confermare l’idea di una norma e di un’eccezione. Parlate di “origine”, piuttosto che di “causa” dell’orientamento sessuale.

LEGGI TUTTO QUELLO CHE PUOI FARE QUI A PAGINA 32

Bullismo

Manuela pesa circa 70 kg, veste sempre di nero e ha qualche brufolo di troppo. La mia amica Cristina dice che dovrebbe smettere di mangiare per due mesi se vuole che i ragazzi la guardino; una settimana fa qualcuno le ha messo un biglietto nel libro di storia: c’era l’elenco delle merendine che mangia di solito nell’intervallo, con la somma di tutte le calorie che contengono, e in basso avevano scritto – ecco perché hai il culo di una balena, vedi di non scoppiare!

Elena, 15 anni, Latina

Con il termine bullismo (dall’inglese bullying) intendiamo un’oppressione psicologica, verbale o fisica, continuata nel tempo, ad opera di una persona o un gruppo di persone più potenti nei confronti di un’altra persona percepita come più debole, che non sa o non può difendersi. Spesso non gli si attribuisce molta importanza perché lo si confonde con i normali conflitti (es. un litigio) tra ragazze e ragazzi, mentre il bullismo ha delle caratteristiche particolari:

quando è Bullismo?

• Gli eventi sono frequenti e perdurano nel tempo

• Tra il bullo e il bersaglio c’è uno squilibrio di potere

• Non c’è compassione

• Si vuole fare del male con intenzione

• La persona presa di mira è sempre la stessa

quando è un conflitto fra persone?

• Capita occasionalmente

• Chi partecipa è alla pari, ognuno può manifestare le proprie ragioni

• E’ possibile mediare tra le parti quando si litiga, magari ci si può scusare o trovare dei compromessi

• Chi vi partecipa è libero di interrompere la lite in qualunque momento, allontanandosi o cambiando argomento

Ma la cosa più particolare è che chi mette in atto un comportamento da bullo spesso lo fa giustificandosi per una serie di ragioni.

Cerca in questo modo di dare la colpa del proprio comportamento alla sua vittima, ma non per un qualche torto subito (l’ho insultato perché mi ha spinto, l’ho picchiato perché mi ha offeso), ma per ciò che l’altro è (lo insulto perché è nero/ebrea/secchione/sfigata…, l’ho picchiato perché è gay/disabile/musulmana…)Le parti in gioco nei fenomeni di bullismo sono generalmente tre:

• Bullo/i;
• Bersaglio/i:
• Osservatore/i, chi VEDE (in altre parole: il pubblico).

Qualunque politica efficace per la prevenzione ed il contrasto del bullismo deve prendere in considerazione e coinvolgere tutti e tre gli attori in gioco.
Bullismo Omofobico: bullismo motivato da pregiudizi omofobici.
Condotte di abuso verbale o fisico nei confronti di una persona a causa del suo orientamento sessuale effettivo o percepito.
Il bullismo omofobico, quindi, non è un problema solo di lesbiche, gay e bisessuali!

Gli effetti del bullismo possono avere diversa intensità. Possono variare e includere:

• Perdita di sicurezza e fiducia
• Perdita di autostima
• Atteggiamento distratto e nervoso
• Difficoltà di concentrazione
• Scarso rendimento scolastico
• Fobia e rifiuto della scuola, assenteismo
• Tendenza ad evitare contesti potenzialmente discriminanti (per es.: squadre sportive) che porta ad una auto-limitazione rispetto a possibilità e opportunità

Tra gli effetti più gravi si possono includere:
• Depressione
• Aggressività
• Autolesionismo
• Agorafobia e ansia sociale
• Attacchi di panico
• Disturbi psicosomatici

Alcuni dati ricavati dalla letteratura scientifica:

• Il 20% delle persone omosessuali e bisessuali intervistati in una ricerca ha tentato il suicidio in più di un’occasione in età giovanile (Rivers, 1996)
• Giovani omosessuali e bisessuali tentano il suicidio 6 volte di più rispetto ai loro coetanei eterosessuali (Teacher, 2003)
• Giovani omosessuali e bisessuali rappresentano più della metà di tutti i suicidi giovanili (Teacher, 2003)
• L’omofobia interiorizzata è legata a comportamenti ad alto rischio (Warwick & Douglas, 2001).

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Omofobia e Bifobia

Omofobia: complesso di reazioni di ansia, avversione, rabbia e paura nei confronti dell’omosessualità, costruite a partire da stereotipi e pregiudizi, che determinano la messa in atto di comportamenti discriminatori verso le persone omosessuali sotto diverse forme: da una generale chiusura e rifiuto a forme più aggressive e violente, verbali e/o fisiche.

Nel tempo la ripetuta esposizione della persona omosessuale o bisessuale a comportamenti omofobici produce un fenomeno chiamato: Omofobia interiorizzata: insieme di significati negativi riguardo all’omosessualità e alle persone omosessuali acquisito nel tempo e non rielaborato dagli stessi soggetti omosessuali.

In genere non è conscia e determina l’attuazione di atteggiamenti di chiusura e comportamenti discriminatori da parte delle stesse persone omosessuali, sia verso loro stessi che verso altri omosessuali. L’omofobia interiorizzata può portare alla negazione della propria identità e a comportamenti e atteggiamenti autolesionisti (quali la mancanza di autostima, il pessimismo riguardo alle proprie prospettive di vita, depressione ecc.).

Il grado di omofobia interiorizzata è inversamente proporzionale ai fattori che mediano l’impatto degli stress esterni sulla costruzione dell’identità (risorse ambientali, strategie di adattamento…). In altre parole, le persone omosessuali che hanno un più facile accesso a fattori positivi riguardo alla propria identità (modelli positivi, accettazione e supporto da parte dei pari e della famiglia ecc.) non sviluppano forme di omofobia interiorizzata o riescono a rielaborarla in maniera più efficace.

 

La Bifobia è quel complesso di reazioni di ansia, avversione, rabbia e paura nei confronti della bisessualità, costruite – sia dalle persone eterosessuali, che dalle persone omosessuali – a partire da stereotipi e pregiudizi, che determinano la messa in atto di comportamenti discriminatori verso le persone bisessuali sotto diverse forme.

Scuola

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Nelle scuole italiane, così come in quelle di molti altri paesi, il fenomeno delle prepotenze scolastiche (chiamato anche bullismo) perpetrate da ragazzi e ragazze ai danni dei loro coetanei è comune. I bersagli del bullismo sono spesso persone che fanno parte di gruppi socialmente stigmatizzati o che hanno caratteristiche individuali considerate indesiderabili (le persone sovrappeso, ad esempio, o con difetti di pronuncia, con minore accesso agli status symbol, eccetera).

Altrettanto comune è l’omofobia. I commenti verbali dispregiativi nei confronti dell’omosessualità sono molto frequenti nel linguaggio comune; a volte sono accompagnati da minacce o veri e propri atti di violenza fisica.

Non sono comportamenti che danneggiano solo le persone omosessuali: le offese omofobiche sono utilizzate per sanzionare un ventaglio più generale di comportamenti considerati inappropriati. Le vittime di questo abuso sono infatti anche coloro che non rispettano gli stereotipi e le aspettative di genere: ragazzi sensibili o timidi, ragazze sportive o espansive, che non si adeguano ai rigidi canoni di “maschio” e di “femmina” e vengono quindi percepiti come omosessuali e offesi di conseguenza.

Anche coloro che hanno familiari gay o lesbiche diventano talvolta oggetto di angherie o emarginazione. Infine, nel linguaggio comune parole come “frocio”, “finocchio”, “lesbica” sono usate come offesa generica, che non prende in reale considerazione l’orientamento sessuale della persona che si vuole offendere. Questo non le rende meno nocive, perché rafforzano e trasmettono un’immagine negativizzata dell’omosessualità, tale per cui essere paragonati ad una persona omosessuale è di per sé un’offesa.

L’adolescenza è caratterizzata dallo sviluppo dell’identità sessuale e da sentimenti di esplorazione e sperimentazione, che si traducono in un profondo bisogno di conoscenza. Così come tutti gli adolescenti, anche i giovani omosessuali sono particolarmente tesi ad esprimere la propria curiosità sulla sessualità. È però per loro più difficile trovare informazioni attendibili e modelli positivi cui fare riferimento, mentre sono facilmente esposti ad atteggiamenti negativi verso l’omosessualità.

La stigmatizzazione e il senso di vulnerabilità a cui gli adolescenti omosessuali sono esposti possono in molti casi portare ad un progressivo calo della autostima e delle capacità di socializzazione oltre ad una maggiore preoccupazione per la propria sicurezza.

Tra le reazioni più comuni a queste pressioni negative si possono trovare il calo della motivazione e del rendimento scolastico oltre areazioni più estreme quali l’abbandono scolastico, le fughe da casa, il tentato suicidio. Il silenzio a proposito delle tematiche collegate all’omosessualità o l’imbarazzo con cui gli adulti le trattano, aumentano inoltre il senso di vulnerabilità ed isolamento che gli adolescenti omosessuali provano di fronte ai soprusi. Si innesca così un meccanismo vizioso: l’adolescente vittima di prevaricazione, consapevole di vivere in un ambiente potenzialmente ostile, non porta all’attenzione del personale scolastico le aggressioni di cui è oggetto, isolandosi.

Così facendo diventa più facilmente bersaglio di atteggiamenti di bullismo.

Solo il personale scolastico, inteso nella sua globalità (insegnanti, personale ATA, Tecnici di laboratorio, …), può efficacemente prevenire episodi di questo tipo. Il bullismo è un’ingiustizia quotidiana contro la dignità e l’individualità delle persone ed il silenzio rischia di trasformarsi in implicito assenso: non intervenire di fronte ad una violenza è un modo per legittimarla e permettere che venga perpetrata.

La scuola è il momento centrale della sperimentazione e della progettualità nel campo della formazione dei giovani; è il luogo deputato alla prevenzione del disagio e alla valorizzazione della dimensione relazionale; è il luogo al cui interno vanno promossi gli interventi educativi che sono volti all’integrazione e alla valorizzazione delle differenze, viste come potenzialità e risorse vitali.

COSA PUO’ FARE LA SCUOLA IN PRATICA:

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Migranti

IO, Immigrazione e omosessualità, Diritti e salute

Editore: Arcigay, 2008.

Autori: Miles Gualdi, Giorgio Dell’Amico.

Info: breve guida alla salute rivolta prevalentemente a persone extracomunitarie presenti in Italia che sono gay, lesbiche e transessuali o, più in generale, che hanno  rapporti con persone dello stesso sesso.

La pubblicazione è disponibile in italiano, inglesefrancesearabocinese.

This brief guide is prevalently addressed to non-EU  individuals present in Italy who are gay, lesbian, and transsexual or, generally, those who have relationships with individuals of the same sex.

Dove trovarla: La pubblicazione in italiano, in formato PDF, è scaricabile qui. [English, CineseFrancaisArab]

IO, Immigrazioni e omosessualità. Tracce per operatrici e operatori

Editore: Arcigay, 2008.

Autori: Miles Gualdi, Giorgio Dell’Amico.

Interventi: Luca Pietrantoni (università di Bologna), Salvatore Geraci  (Caritas), Gianfranco Schiavone (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione), Cathy La Torre (Centro Europeo di Studi sulle Discriminazioni).

Info: La pubblicazione è stata realizzata nel quadro del progetto “Nuovi approcci nel campo dell’integrazione dei migranti residenti in Italia: l’aiuto ai migranti lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT)”, realizzato da Arcigay col supporto del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. IO raccoglie e presenta gli estratti degli interventi del seminario di formazione tenutosi a Bologna, nell’ottobre 2008. Il seminario, come questo materiale, è stato pensato per operatori e operatrici di servizi pubblici e privati rivolti a migranti, per aprire una  ri?essione, nuova in Italia, sulla condizione dei migranti LGBT.

Dove trovarlo: La pubblicazione, in formato PDF, è scaricabile qui.

IO, immigrazione e omosessualità. Tracce per volontarie e volontari

Editore: Arcigay, 2008.

Autori: Miles Gualdi, Giorgio Dell’Amico.

Info: La pubblicazione raccoglie e presenta gli estratti degli interventi dei due seminari di
formazione realizzati a Bologna e Napoli nel 2008. I seminari, come questo materiale, sono stati pensati per volontarie e volontari delle associazioni LGBT italiane per aprire una ri?essione, nuova in Italia, sul grado di inclusività che le organizzazioni LGBT hanno verso persone che provengono da culture diverse da quella occidentale. Ha lo scopo di dare  alcuni spunti sull’identità omo-bisessuale, su com’è vissuta da chi non condivide l’identità uomo-gay o donna-lesbica come si è strutturata negli ultimi decenni in Europa, di dare alcune informazioni sulle regole per la protezione internazionale e una panoramica sulla normativa antidiscriminazione. La seconda parte della pubblicazione è in particolare dedicata al report della ricerca IO, Immigrazioni e Omosessualità, la prima ricerca italiana che ha studiato a livello nazionale il percorso di integrazione delle persone straniere LGBT.

Dove trovarlo: la pubblicazione, in formato PDF, è scaricabile qui.

Video:

Chi siamo

 

Arcigay è un’associazione senza scopo di lucro, nata nel 1985, che opera su tutto il territorio nazionale attraverso i suoi comitati localii circoli e le associazioni affiliate per la realizzazione dell’uguaglianza tra individui a prescindere dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.
È articolata in gruppi di volontariato, i comitati provinciali, composti da persone gay, lesbiche trans e non, volontari e professionisti.
È organizzata attraverso una sede nazionale, che coordina le attività di informazione, prevenzione, e difesa dei diritti della comunità lgbt (lesbica, gay, bisessuale e trans) e opera per la crescita e la diffusione delle sedi locali che agiscono a livello regionale, provinciale e cittadino.
Arcigay collabora con altre associazioni non governative italiane ed europee e con le principali istituzioni nazionali ed internazionali.

La mission

Promuovere e tutelare il diritto all’uguaglianza tra ogni persona sia essa gay, bisessuale, lesbica, transessuale o eterosessuale; affermare principi e relazioni di solidarietà; lottare contro ogni forma di violenza e discriminazione dei diritti umani, civili e di cittadinanza delle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans.
Promuovere la visibilità e la piena partecipazione alla vita sociale e civile delle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans.
Proporre politiche culturali, sociali, e dibattito intorno alle tematiche dell’omosessualità, del lesbismo e della transessualità.

Valori e principi

Arcigay crede in una società laica e democratica in cui le libertà individuali e i diritti umani e civili siano riconosciuti, promossi e garantiti senza discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale, l’identità di genere e ogni altra condizione personale e sociale e in cui la personalità di ogni individuo possa realizzarsi in un contesto di pace e di sereno rapporto con l’ambiente sociale e naturale. L’associazione è indipendente da qualsiasi governo, ideologia politica, interesse economico o religioso ed è finanziata principalmente dai soci o da donazioni private o pubbliche.

LOTTA ALL’OMOFOBIA E ALLA TRANSFOBIA

La lotta all’omofobia e alla transfobia, alla violenza e alle discriminazioni ai danni di omosessuali, lesbiche e transessuali è tra gli obiettivi prioritari di Arcigay.

L’omofobia, definita come come una paura e un’avversione irrazionale nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT), trova terreno fertile nel pregiudizio e può manifestarsi in modi molto diversificati: dalle offese verbali, alle minacce fino alle aggressioni fisiche. Essere bersaglio di un odio ingiustificato produce delle conseguenze negative sulla persona: malessere, esclusione, disagio. La discriminazione si esplica come ogni azione di esclusione di omosessuali, lesbiche e transessuali e investe più ambiti dalla scuola, al mondo dello sport e del lavoro.

L’impegno dell’associazione, oltre ad essere indirizzato al supporto psicologico e legale delle vittime, sia a livello locale che nazionale, si esprime in un’ampia e consolidata azione di prevenzione dell’omofobia. Arcigay, tra le altre iniziative, organizza campagne di sensibilizzazione, pubblica ogni anno un rapporto sui casi di omofobia in Italia e collabora con OSCAD, l’Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori istituito dalla Polizia di Stato. L’opera di Arcigay nello scardinare le porte del pregiudizio è una missione culturale unica intesa a consentire l’accesso ad un futuro che riconosca la diversità come valore e risorsa insostituibile.

 

 

Sede nazionale

Via Don Minzoni 18
40121 Bologna (Mappa)

Tel. (+39) 05 10957241 — dal lunedì al venerdì, 9.30 – 17
Fax. (+39) 05 10957243

E-mail: info@arcigay.it

Sportello legale

E’ un servizio di consulenza legale gratuita per le persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali.  Ha sede a Bologna ed è composto da uno staff di avvocati che forniscono consulenza in ambito civile, penale e amministrativo.

E-mail: sportellolegale@arcigay.it