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E se fossi un Bullo o una Bulla?

Scarica i Manuali per Studenti, Personale Scolastico e il Report Ufficiale:

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Pensavi di fare scherzi innocenti o usavi l’aggressività per metterti in luce nel tuo gruppo di amici? A volte si può diventare bulli senza rendersene conto.
E se sei tu che assumi un atteggiamento da bullo, cosa puoi fare per stare meglio e per evitare di metterti nei guai? Puoi imparare a controllare la rabbia e ad esprimere le tue opinioni in modo fermo, ma non offensivo.

L’aggressività è un sentimento umano che fa parte di ognuno di noi, ciò che ci rende forti è la nostra capacità di indirizzarla in modo costruttivo. Prova ad esprimere la tua personalità in modi alternativi, sarai rispettato e compreso da tutti i tuoi amici.

Cosa puoi fare

Prova ad esprimerti in altri modi

• Se qualcuno ti innervosisce o ti fa arrabbiare per ciò che fa, cerca di spiegarglielo e cercate assieme una soluzione; se invece ti innervosisce o ti fa arrabbiare per ciò che é, non puoi pretendere che cambi: se non riesci a gestire la tua rabbia, evitalo o ignoralo.

• Prova a pensare cosa potresti fare in alternativa: invece di minacciare, aggredire, criticare, umiliare, zittire, svalutare, canzonare, urlare, insultare, ecc… prova a dire chiaramente come la pensi e cosa desideri, prova ad esprimere la tua opinione senza offendere o mancare di rispetto agli altri.
• Cerca di immaginare altri modi per renderti simpatico/a e popolare a scuola: il vero leader è rispettato, non temuto.
• Prova ad investire sugli aspetti positivi del tuo carattere e sulle cose che sai fare bene.
• Se ti rendi conto di aver assunto un comportamento da bullo, prova a parlarne con una figura adulta di riferimento, qualcuno in cui hai fiducia e che ti possa aiutare ad agire in maniera diversa.

Gestisci la tua aggressività

• Un modo alternativo e produttivo per scaricare l’aggressività è impegnarsi in attività fisiche e/o sportive, ad esempio le arti marziali.
• Invece di sfogare subito la tua rabbia, conta fino a 10.

Prova a metterti nei panni degli altri

• Sforzati di metterti nei panni del bersaglio: come ti sentiresti al suo posto?
• Sforzati di trovare qualcosa in comune con le persone verso cui si indirizza la tua aggressività.
• Spesso ciò che ci infastidisce negli altri è qualcosa che è anche in noi: prova quindi a ragionare sui reali motivi alla base del tuo disagio e cerca soluzioni diverse per risolverlo.

 

 

Cosa può fare chi Vede

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Se hai assistito ad episodi di bullismo, non girarti dall’altra parte.

Forse hai il timore che potrebbe succedere qualcosa del genere anche a te o semplicemente non ti va di impicciarti dei fatti altrui. Ma la tua indifferenza potrebbe peggiorare la situazione: non sottovalutare l’accaduto e non aspettare a riferirlo.

La parola d’ordine è empatia, cioè la capacità di comprendere cosa provano gli altri, l’attitudine
ad essere disponibile ad ascoltare, capire e sostenere chi ci sta intorno. La scuola è il
posto dove passi quasi metà della tua giornata, hai il diritto di pretendere che sia un
posto accogliente per tutte e tutti i tuoi compagni di scuola. Il bullismo riguarda
anche te, fai la differenza!

Proteggi chi subisce il bullismo
• Se sei a conoscenza che qualcuno subisce prepotenze, cerca di tenerlo/a d’occhio e non lasciare che resti da solo/a. Coinvolgi altri amici e compagni di scuola: spesso non c’è bisogno di intervenire, un gruppo può essere di aiuto anche solo con la presenza, per esempio, creando diversivi.
• Sforzati di integrarlo/a il più possibile nel gruppo, anche se non ti è simpatico/a: solidarietà e amicizia sono due cose diverse.
• Fai capire al bersaglio che può contare su di te, dimostrati capace di ascoltarlo/a e sostenerlo/a: se qualcuno si apre con te ti dà prova di grande fiducia.

Contieni il bullo
• Non ridere a battute o scherzi che possono ferire qualcuno, anzi dichiara ad alta voce che le prepotenze non sono accettabili.
• Sii duro/a verso il comportamento, ma non verso la persona.
• Non escludere il bullo dal gruppo, fallo/la sentire parte della compagnia quando non si comporta in maniera aggressiva verso gli altri.

Aiuta a chiedere aiuto
• Cerca di convincere chi subisce violenza a rivolgersi a una figura di riferimento adulta.
• Racconta ad un adulto di fiducia quello che hai visto e sentito, senza avere paura di fare la spia o delle ripercussioni.
• Proponi ai tuoi insegnanti di dedicare tempo per affrontare il problema in classe, attraverso discussioni, approfondimenti, lavori di gruppo….
• Proponi alla dirigenza scolastica l’istituzione di uno sportello di ascolto, di un indirizzo e-mail/helpline, opportunamente pubblicizzati, per creare lo sportello puoi chiedere aiuto al circolo Arcigay della tua città.

 

 

Cosa può fare il Bersaglio

Se sei bersaglio di atti di violenza, derisione, insulto o emarginazione, non rassegnarti all’idea che tanto è così e non si può fare niente per cambiare le cose.

Non è colpa tua…ricordati che non sei tu ad essere in torto, ma le persone che ti offendono, feriscono la tua sensibilità o ti fanno del male fisico. Vivere in un ambiente scolastico sano e accogliente è un tuo diritto: la Scuola ed il suo personale hanno il dovere di garantire la tua sicurezza ed il tuo benessere.

Ti senti l’unico/a al mondo a dover subire violenze e offese? Non è così. Tante studentesse e tanti studenti sono nella tua stessa situazione. Se senti che non puoi farcela con le tue forze, impara a chiedere aiuto. Guardati intorno per cercare compagni e compagne disponibili ad ascoltarti, insegnanti e altre figure adulte di riferimento che possono intervenire là dove tu non puoi o non riesci a fare nulla.

Nessuno si merita offese o violenza!

 

COSA PUOI FARE:

• Mettiti al riparo e cerca aiuto

• Cerca di restare solo/a il meno possibile, soprattutto in situazioni che sfuggono al controllo degli adulti (intervallo, spogliatoio, bagni…).

• Quando ti senti in pericolo, cerca di attirare l’attenzione delle persone intorno.

• Prova a raccontare quello che ti succede agli amici senza vergognarti di chiedere il loro aiuto.

• Cerca di raccontare a genitori o insegnanti di fiducia quello che ti capita: non si tratta di fare la spia.

IMPARA COME REAGIRE:

• Sforzati di non reagire all’aggressione fisica con la violenza: potresti peggiorare la situazione, farti male, o essere incolpato ingiustamente.

• Se vogliono rubarti o romperti qualche oggetto personale, non rischiare di farti male per proteggerlo: le cose si possono ricomprare, l’incolumità della tua persona è più importante.

• Se ricevi messaggi minatori o offensivi, conservali come prove.

• Concediti occasioni per sfogare la tua frustrazione: hai il diritto di sentire rabbia, trattenere le emozioni non fa bene, un bel pianto liberatorio al momento giusto potrebbe farti sentire meglio.

ABBI RISPETTO E FIDUCIA IN TE!

• Rifletti sul fatto che l’essere trattato male da alcuni non significa che tu lo meriti: il tuo valore non dipende dal comportamento degli altri nei tuoi confronti.

• Prova a concentrarti sul fatto che essere aggressivi non è un segnale di forza, ma piuttosto un modo per coprire le proprie debolezze.

• Sforzati di relativizzare la tua situazione: per quanto possa sembrarti senza via di uscita, non durerà per sempre, coinvolge solo alcune persone, si verifica solo a scuola…

• Non cercare di nascondere gli aspetti della tua personalità che vengono utilizzati come pretesto da chi ti aggredisce. Sii orgoglioso di quello che sei!

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Cosa può fare il Personale Scolastico

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Come prevenire gli episodi di bullismo?

Educare
Il bullismo è una dinamica che coinvolge una o più persone che si sentono forti e prevaricano una persona (raramente due o più persone) che viene percepita come più debole. La disparità di “potere” percepita è alla base del fenomeno, che poi viene “spiegato” dai bulli con una “proiezione della colpa” sulla vittima: è perché è nera, è ebreo, è gay, è grassa ecc.

Cosa può fare il personale scolastico?
Un primo strumento di prevenzione del bullismo è sicuramente l’educazione che deve mirare a due obiettivi convergenti:
• informare gli studenti e le studentesse sul fenomeno del bullismo e sui suoi effetti;
• decostruire i pregiudizi e gli stereotipi che vengono utilizzati per “giustificarlo”.

È quindi importante che in momenti dedicati ma soprattutto nelle vostre ore di lezione troviate il modo di parlare di razzismo, di antisemitismo, di sessismo, di islamofobia, di omofobia e di diversità in generale.
Rispetto allo specifico del bullismo omofobico, fondamentale è sviluppare conoscenza e consapevolezza. Esaminare i propri comportamenti e opinioni circa la sessualità e considerare le proprie contraddizioni.

Esaminate il linguaggio che usate quotidianamente: partite dal presupposto che in tutte le classi ci sono studenti non eterosessuali e considerate se il linguaggio che usate quotidianamente riflette questa situazione.

Ricordate che circa 1 studente su 15 non è eterosessuale; è molto probabile quindi che in ogni classe ci sia almeno uno studente o una studentessa lgbt. Usate le parole “lesbica”, “gay”, “bisessuale” e “transgender” come parte del vocabolario quotidiano. Usate un linguaggio che ammetta possibilità lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender): per esempio “partner” invece di “ragazza/o”.

Se si definisce l’omosessualità chiedete che venga definita anche l’eterosessualità in modo da non confermare l’idea di una norma e di un’eccezione. Parlate di “origine”, piuttosto che di “causa” dell’orientamento sessuale.

LEGGI TUTTO QUELLO CHE PUOI FARE QUI A PAGINA 32

Bullismo

Manuela pesa circa 70 kg, veste sempre di nero e ha qualche brufolo di troppo. La mia amica Cristina dice che dovrebbe smettere di mangiare per due mesi se vuole che i ragazzi la guardino; una settimana fa qualcuno le ha messo un biglietto nel libro di storia: c’era l’elenco delle merendine che mangia di solito nell’intervallo, con la somma di tutte le calorie che contengono, e in basso avevano scritto – ecco perché hai il culo di una balena, vedi di non scoppiare!

Elena, 15 anni, Latina

Con il termine bullismo (dall’inglese bullying) intendiamo un’oppressione psicologica, verbale o fisica, continuata nel tempo, ad opera di una persona o un gruppo di persone più potenti nei confronti di un’altra persona percepita come più debole, che non sa o non può difendersi. Spesso non gli si attribuisce molta importanza perché lo si confonde con i normali conflitti (es. un litigio) tra ragazze e ragazzi, mentre il bullismo ha delle caratteristiche particolari:

quando è Bullismo?

• Gli eventi sono frequenti e perdurano nel tempo

• Tra il bullo e il bersaglio c’è uno squilibrio di potere

• Non c’è compassione

• Si vuole fare del male con intenzione

• La persona presa di mira è sempre la stessa

quando è un conflitto fra persone?

• Capita occasionalmente

• Chi partecipa è alla pari, ognuno può manifestare le proprie ragioni

• E’ possibile mediare tra le parti quando si litiga, magari ci si può scusare o trovare dei compromessi

• Chi vi partecipa è libero di interrompere la lite in qualunque momento, allontanandosi o cambiando argomento

Ma la cosa più particolare è che chi mette in atto un comportamento da bullo spesso lo fa giustificandosi per una serie di ragioni.

Cerca in questo modo di dare la colpa del proprio comportamento alla sua vittima, ma non per un qualche torto subito (l’ho insultato perché mi ha spinto, l’ho picchiato perché mi ha offeso), ma per ciò che l’altro è (lo insulto perché è nero/ebrea/secchione/sfigata…, l’ho picchiato perché è gay/disabile/musulmana…)Le parti in gioco nei fenomeni di bullismo sono generalmente tre:

• Bullo/i;
• Bersaglio/i:
• Osservatore/i, chi VEDE (in altre parole: il pubblico).

Qualunque politica efficace per la prevenzione ed il contrasto del bullismo deve prendere in considerazione e coinvolgere tutti e tre gli attori in gioco.
Bullismo Omofobico: bullismo motivato da pregiudizi omofobici.
Condotte di abuso verbale o fisico nei confronti di una persona a causa del suo orientamento sessuale effettivo o percepito.
Il bullismo omofobico, quindi, non è un problema solo di lesbiche, gay e bisessuali!

Gli effetti del bullismo possono avere diversa intensità. Possono variare e includere:

• Perdita di sicurezza e fiducia
• Perdita di autostima
• Atteggiamento distratto e nervoso
• Difficoltà di concentrazione
• Scarso rendimento scolastico
• Fobia e rifiuto della scuola, assenteismo
• Tendenza ad evitare contesti potenzialmente discriminanti (per es.: squadre sportive) che porta ad una auto-limitazione rispetto a possibilità e opportunità

Tra gli effetti più gravi si possono includere:
• Depressione
• Aggressività
• Autolesionismo
• Agorafobia e ansia sociale
• Attacchi di panico
• Disturbi psicosomatici

Alcuni dati ricavati dalla letteratura scientifica:

• Il 20% delle persone omosessuali e bisessuali intervistati in una ricerca ha tentato il suicidio in più di un’occasione in età giovanile (Rivers, 1996)
• Giovani omosessuali e bisessuali tentano il suicidio 6 volte di più rispetto ai loro coetanei eterosessuali (Teacher, 2003)
• Giovani omosessuali e bisessuali rappresentano più della metà di tutti i suicidi giovanili (Teacher, 2003)
• L’omofobia interiorizzata è legata a comportamenti ad alto rischio (Warwick & Douglas, 2001).

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Scuola

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Nelle scuole italiane, così come in quelle di molti altri paesi, il fenomeno delle prepotenze scolastiche (chiamato anche bullismo) perpetrate da ragazzi e ragazze ai danni dei loro coetanei è comune. I bersagli del bullismo sono spesso persone che fanno parte di gruppi socialmente stigmatizzati o che hanno caratteristiche individuali considerate indesiderabili (le persone sovrappeso, ad esempio, o con difetti di pronuncia, con minore accesso agli status symbol, eccetera).

Altrettanto comune è l’omofobia. I commenti verbali dispregiativi nei confronti dell’omosessualità sono molto frequenti nel linguaggio comune; a volte sono accompagnati da minacce o veri e propri atti di violenza fisica.

Non sono comportamenti che danneggiano solo le persone omosessuali: le offese omofobiche sono utilizzate per sanzionare un ventaglio più generale di comportamenti considerati inappropriati. Le vittime di questo abuso sono infatti anche coloro che non rispettano gli stereotipi e le aspettative di genere: ragazzi sensibili o timidi, ragazze sportive o espansive, che non si adeguano ai rigidi canoni di “maschio” e di “femmina” e vengono quindi percepiti come omosessuali e offesi di conseguenza.

Anche coloro che hanno familiari gay o lesbiche diventano talvolta oggetto di angherie o emarginazione. Infine, nel linguaggio comune parole come “frocio”, “finocchio”, “lesbica” sono usate come offesa generica, che non prende in reale considerazione l’orientamento sessuale della persona che si vuole offendere. Questo non le rende meno nocive, perché rafforzano e trasmettono un’immagine negativizzata dell’omosessualità, tale per cui essere paragonati ad una persona omosessuale è di per sé un’offesa.

L’adolescenza è caratterizzata dallo sviluppo dell’identità sessuale e da sentimenti di esplorazione e sperimentazione, che si traducono in un profondo bisogno di conoscenza. Così come tutti gli adolescenti, anche i giovani omosessuali sono particolarmente tesi ad esprimere la propria curiosità sulla sessualità. È però per loro più difficile trovare informazioni attendibili e modelli positivi cui fare riferimento, mentre sono facilmente esposti ad atteggiamenti negativi verso l’omosessualità.

La stigmatizzazione e il senso di vulnerabilità a cui gli adolescenti omosessuali sono esposti possono in molti casi portare ad un progressivo calo della autostima e delle capacità di socializzazione oltre ad una maggiore preoccupazione per la propria sicurezza.

Tra le reazioni più comuni a queste pressioni negative si possono trovare il calo della motivazione e del rendimento scolastico oltre areazioni più estreme quali l’abbandono scolastico, le fughe da casa, il tentato suicidio. Il silenzio a proposito delle tematiche collegate all’omosessualità o l’imbarazzo con cui gli adulti le trattano, aumentano inoltre il senso di vulnerabilità ed isolamento che gli adolescenti omosessuali provano di fronte ai soprusi. Si innesca così un meccanismo vizioso: l’adolescente vittima di prevaricazione, consapevole di vivere in un ambiente potenzialmente ostile, non porta all’attenzione del personale scolastico le aggressioni di cui è oggetto, isolandosi.

Così facendo diventa più facilmente bersaglio di atteggiamenti di bullismo.

Solo il personale scolastico, inteso nella sua globalità (insegnanti, personale ATA, Tecnici di laboratorio, …), può efficacemente prevenire episodi di questo tipo. Il bullismo è un’ingiustizia quotidiana contro la dignità e l’individualità delle persone ed il silenzio rischia di trasformarsi in implicito assenso: non intervenire di fronte ad una violenza è un modo per legittimarla e permettere che venga perpetrata.

La scuola è il momento centrale della sperimentazione e della progettualità nel campo della formazione dei giovani; è il luogo deputato alla prevenzione del disagio e alla valorizzazione della dimensione relazionale; è il luogo al cui interno vanno promossi gli interventi educativi che sono volti all’integrazione e alla valorizzazione delle differenze, viste come potenzialità e risorse vitali.

COSA PUO’ FARE LA SCUOLA IN PRATICA:

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