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Transfobia e Genderismo

 

TRANSFOBIA E GENDERISMO: La discriminazione nei confronti delle persone transgender (e quelle viste come trasgressive rispetto ai ruoli di genere) è diffuso in questa società. Sia che veniamo sempre chiamati al maschile quando siamo donne (o al femminile quando siamo maschi); sia che ci sia costantemente negato il diritto alla casa, all’impiego, alle cure mediche o alla protezione legale; sia che siamo costantemente incapaci di camminare per strada senza essere insultati o assaliti, la transfobia affligge tutti gli aspetti della vita.

Transfobia è il termine usato per descrivere il pregiudizio e la discriminazione diretta alle persone che si discostano dalle rigide aspettative di genere della nostra società. Sebbene il termine sia relativamente nuovo, l’oppressione che descrive non lo è.

Segnalazioni di transfobia abbondavano negli anni 60 quando gli uomini si lasciavano crescere i capelli e sono ora comunemente subite dalle lesbiche che adottano un aspetto “camionista”.

La transfobia è: una reazione di paura, disgusto e atteggiamento discriminatorio nei confronti delle persone la cui identità di genere o presentazione di genere (o genere percepito o identità di genere) non corrisponde, nel modo socialmente accettato, con il sesso assegnato alla nascita.

Le persone transgender, intersessuate, lesbiche, gay e bisessuali sono gli obbiettivi tipici della transfobia.

Non dovrebbe esserci alcun dubbio sul fatto che il genere sessuale gioca un ruolo cruciale nel modo in cui questa società comprende se stessa. Accendi la tv, leggi una rivista, vai a vedere un film e, anche se null’ altro fosse chiaro nella trama, non avrai comunque alcuna difficoltà nel distinguere i ragazzi dalle ragazze. “Maschio o femmina?” è una delle prime domande che si fanno dopo una nascita a pari merito solamente con le domande sulla salute del bambino. In questo periodo risulterebbe inconcepibile per la maggior parte dei genitori, ostetriche, dottori rispondere alla domanda sul sesso con “Non lo so, aspettiamo fino a che il bambino non sia abbastanza grande da decidere lui stesso”.

Viviamo in una società che è molto consapevole e che investe sul genere sessuale. La determinazione del genere (consapevole o inconsapevole) è una delle prime cose che facciamo quando vediamo un’altra persona. Persino girando per le strade, automaticamente incorporiamo una consapevolezza del genere degli sconosciuti che incontriamo. Generalmente, il genere è il primo pezzo di informazione che riceviamo riguardo qualcuno che incontriamo, o che sentiamo descrivere. Racimoliamo quell’informazione dal nome della persona, dai segnali fisici, dai vestiti (ed accessori), dal profumo o colonia, dal manierismo, dalla voce e da una moltitudine di altri indicatori che percepiamo automaticamente.

Quando vi è qualche ambiguità nei segnali di genere, o quando crediamo di avere sbagliato sul genere di una persona, la nostra risposta è raramente “ah ehm “. Le risposte tipiche variano dal silenzio imbarazzato all’attacco violento. Queste risposte possono essere viste come una derivazione del genderismo. Questo termine si riferisce ad un sistema di credenze (e la discriminazione che ne deriva) sul genere. Il fondamento del genderismo si basa su due pilastri: che esistono solo due generi e che l’identità di genere è basata sulla biologia.

Il Genderismo è la credenza che ci sono e ci devono essere solo due generi sessuali e che il genere di ognuno, o la maggior parte dei suoi aspetti, è inevitabilmente legato al sesso biologico

Il Genderismo è paragonabile all’eterosessismo.

 

 

Il Genderismo è la credenza che ci sono e ci devono essere solo due generi sessuali e che il genere di ognuno, o la maggior parte dei suoi aspetti, è inevitabilmente legato al sesso biologico

Proprio come l’eterosessismo è una visione del mondo che comprende come naturale solo l’eterosessualità, il genderismo è una visione del mondo che riconosce come naturali solo due generi distinti e quelli che credono diversamente sono considerati anormali.

Similarmente, il genderismo insiste sul fatto che l’identità di genere di chiunque deve necessariamente corrispondere al suo apparente sesso biologico.

Queste credenze sono promosse sia dagli individui, sia dalle istituzioni. Quando ci sono eccezioni a queste regole (e ce ne sono molte), vi è spesso disagio e confusione negli altri. L’insistenza sul fatto che le persone transgender accettino la loro costituzione biologica come più reale della loro stessa identità di genere, si riflette nel rifiuto di usare il pronome di genere appropriato (anche quando corretto): e in frasi quali, “Sei una donna convincente, non avrei mai detto che non lo fossi”. In aggiunta all’ovvia istituzionalizzata credenza riguardo la devianza delle persone transgender (ad es., la identità transgender come un disordine psichiatrico), la deumanizzazione delle persone transgender è evidente nella libertà che alcune persone sentono di avere nel fare domande a proposito dei genitali delle persone transgender (cosa sembrano e se “funzionano” nel modo in cui si suppone).

Credenze base del Genderismo:

* la biologia è un destino: un maschio biologico deve essere un uomo; una femmina biologica deve essere una donna

* le persone transgender sono confuse, se non malate di mente

* le persone transessuali sono impostori

* gli intersessuati sono “sgorbi” della natura, piuttosto che variazioni naturali

* una donna transgender è in realtà un uomo gay che non riesce ad acccettare il suo stesso desiderio sessuale

 

Discriminazione Sistematica data dal Genderismo:

- programmi che accettano solo quelle persone la cui presentazione di genere si accorda con il loro sesso biologico (programmi di disintossicazione, gruppi di supporto, Centri di rifugio da violenze sessuali)

- requisiti rigidi per ottenere una identificazione legale che corrisponda all’identità di genere

- mancanza di protezione specifica per le persone transgender nelle dichiarazioni dei diritti umani e nelle politiche antidiscriminatorie

- programmi per l’identità di genere che rifiutano adesioni sulla base di:

- povertà

- età (troppo vecchio, troppo giovane)

- storia di malattie psichiatriche

- essere gay, lesbica, bisessuale

- fedina penale non pulita

- storia medica di cancro

- sieropositività

- opinione del medico che la persona non “passi” come un membro del suo genere

- impiego nell’industria del sesso

- disinteresse nell’assumere aspetti tradizionalmente maschili o femminili

La discriminazione sistematica si riferisce a situazioni in cui ad un intero gruppo di persone, sulla base di una caratteristica condivisa, sono negate le stesse opportunita, diritti e protezioni rispetto al resto della società. Il fatto che, per gay e lesbiche, rimanga illegale il matrimonio è un esempio di discriminazione sistematica o istituzionalizzata; similmente, alla maggior parte delle persone transgender, è negato il diritto di sposarsi. Le persone transgender subiscono una discriminazione sistematica diffusa che può essere intenzionale o meno.

La discriminazione non-intenzionale contro le persone transgender è un fatto comune. Molta gente e molte strutture neppure considerano l’esistenza delle persone transgender, dei loro bisogni o esperienze. La discriminazione è non-intenzionale perché non esiste un intento di determinare un ingiustizia: c’è semplicemente una mancanza di riconoscimento della loro esistenza. In ogni caso, la discriminazione è definita dai suoi effetti, non dalle intenzioni. Una discriminazione non-intenzionale può essere altrettanto dolorosa e distruttiva di una che sia intenzionale. Quando rifugi di protezione furono inizialmente istituiti per i sopravvissuti alle violenze domestiche, essi furono pensati per le donne. Nessuna considerazione fu data al fatto che il gruppo che noi conosciamo come “donne” è diverso in biologia e presentazione. Non vi era alcuna intenzione di discriminazione contro le donne transgender, ma chiaramente quello è stato l’effetto.

La discriminazione intenzionale si riferisce ad una discriminazione consapevole che è giustificata dalla credenza che le persone transgender non appartengano ad alcun genere e non meritino un trattamento equanime. La discriminazione intenzionale può assumere la forma del porre insormontabili ostacoli nel percorso delle persone; per esempio, richiedendo che l’intervento di SRS sia completato per poter avere diritto ai servizi. Questo fatto esclude la maggioranza delle donne transgender che non possono (o non vogliono) sottoporsi all’intevento. Come Mirha-Soleil Ross (1995) ebbe a dire, “questa linea di condotta è politicamente problematica quando sappiamo che le donne-TS che hanno più bisogno di servizi di protezione, sono quelle che – probabilmente – ben difficilmente godono dei privilegi richiesti per sottoporsi a SRS” (p. 10). L’intenzione è quella di escludere tutte fuorché una minoranza di donne transgender (che, di fatto, già godono dei diritti legali a utilizzare i servizi).

La discriminazione personale si riferisce a comportamenti transfobici innescati su una una base di rapporto “uno a uno”. La discriminazione personale crea ed allo stesso tempo è un prodotto di una discriminazione sistematica e può essere siaintenzionale sia non-intenzionale.

Maggiori info sulla TRASFOBIA: http://www.azionetrans.it/transfobia.html

 

Scuola

Scarica i Manuali per Studenti, Personale Scolastico e il Report Ufficiale:

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Tutte le pubblicazioni sono disponibili clicccando QUI

Nelle scuole italiane, così come in quelle di molti altri paesi, il fenomeno delle prepotenze scolastiche (chiamato anche bullismo) perpetrate da ragazzi e ragazze ai danni dei loro coetanei è comune. I bersagli del bullismo sono spesso persone che fanno parte di gruppi socialmente stigmatizzati o che hanno caratteristiche individuali considerate indesiderabili (le persone sovrappeso, ad esempio, o con difetti di pronuncia, con minore accesso agli status symbol, eccetera).

Altrettanto comune è l’omofobia. I commenti verbali dispregiativi nei confronti dell’omosessualità sono molto frequenti nel linguaggio comune; a volte sono accompagnati da minacce o veri e propri atti di violenza fisica.

Non sono comportamenti che danneggiano solo le persone omosessuali: le offese omofobiche sono utilizzate per sanzionare un ventaglio più generale di comportamenti considerati inappropriati. Le vittime di questo abuso sono infatti anche coloro che non rispettano gli stereotipi e le aspettative di genere: ragazzi sensibili o timidi, ragazze sportive o espansive, che non si adeguano ai rigidi canoni di “maschio” e di “femmina” e vengono quindi percepiti come omosessuali e offesi di conseguenza.

Anche coloro che hanno familiari gay o lesbiche diventano talvolta oggetto di angherie o emarginazione. Infine, nel linguaggio comune parole come “frocio”, “finocchio”, “lesbica” sono usate come offesa generica, che non prende in reale considerazione l’orientamento sessuale della persona che si vuole offendere. Questo non le rende meno nocive, perché rafforzano e trasmettono un’immagine negativizzata dell’omosessualità, tale per cui essere paragonati ad una persona omosessuale è di per sé un’offesa.

L’adolescenza è caratterizzata dallo sviluppo dell’identità sessuale e da sentimenti di esplorazione e sperimentazione, che si traducono in un profondo bisogno di conoscenza. Così come tutti gli adolescenti, anche i giovani omosessuali sono particolarmente tesi ad esprimere la propria curiosità sulla sessualità. È però per loro più difficile trovare informazioni attendibili e modelli positivi cui fare riferimento, mentre sono facilmente esposti ad atteggiamenti negativi verso l’omosessualità.

La stigmatizzazione e il senso di vulnerabilità a cui gli adolescenti omosessuali sono esposti possono in molti casi portare ad un progressivo calo della autostima e delle capacità di socializzazione oltre ad una maggiore preoccupazione per la propria sicurezza.

Tra le reazioni più comuni a queste pressioni negative si possono trovare il calo della motivazione e del rendimento scolastico oltre areazioni più estreme quali l’abbandono scolastico, le fughe da casa, il tentato suicidio. Il silenzio a proposito delle tematiche collegate all’omosessualità o l’imbarazzo con cui gli adulti le trattano, aumentano inoltre il senso di vulnerabilità ed isolamento che gli adolescenti omosessuali provano di fronte ai soprusi. Si innesca così un meccanismo vizioso: l’adolescente vittima di prevaricazione, consapevole di vivere in un ambiente potenzialmente ostile, non porta all’attenzione del personale scolastico le aggressioni di cui è oggetto, isolandosi.

Così facendo diventa più facilmente bersaglio di atteggiamenti di bullismo.

Solo il personale scolastico, inteso nella sua globalità (insegnanti, personale ATA, Tecnici di laboratorio, …), può efficacemente prevenire episodi di questo tipo. Il bullismo è un’ingiustizia quotidiana contro la dignità e l’individualità delle persone ed il silenzio rischia di trasformarsi in implicito assenso: non intervenire di fronte ad una violenza è un modo per legittimarla e permettere che venga perpetrata.

La scuola è il momento centrale della sperimentazione e della progettualità nel campo della formazione dei giovani; è il luogo deputato alla prevenzione del disagio e alla valorizzazione della dimensione relazionale; è il luogo al cui interno vanno promossi gli interventi educativi che sono volti all’integrazione e alla valorizzazione delle differenze, viste come potenzialità e risorse vitali.

COSA PUO’ FARE LA SCUOLA IN PRATICA:

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Scarica il MANUALE COMPLETO cliccando QUI